Dopo così tanto tempo

Dopo così tanto tempo ho aperto questa pagina e deciso che mi piacerebbe ancora raccontare delle cose qui. Leggevo un altro blog molto bello di una persona che scrive quasi ogni singolo giorno raccontando della sua famiglia. Sembra di leggere un romanzo e fa venire voglia di mettersi in poltrona e leggerselo tutto.
Ora sono qui a Seattle, alla iudab come la chiamano gli americani, che sarebbe la University of Washington. Certe volte e’ molto bello ed imparo un sacco di cose, altri giorni non so bene cosa devo fare, come si fa, ed anche perche’.

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La lavagna dei lab meeting qui.

 

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Gli hanno spaccato il naso

Agosto londinese quest’anno, ed è da due anni ormai che si scrive su questi schermi.
Sono nella mia cucina a lavorare perché tra pochi giorni bisogna consegnare la tesi, e quindi devo scrivere dei cervelli che abbiamo stimolato, delle analisi con SPSS che faticosamente imparato a fare anche un po’ da sola, delle teorie di questo e di quell’altro scienziato. Mi piace farlo, solo che mi piace di più uscire in tarda mattinata a fare colazione e cose così, il sabato.
Stasera è l’ultimo sabato che lavoro al ristorante thai, e che uscirò di là alle undici e mezza con i capelli che sanno di pad-thai, e un po’ mi mancherà lavorare lì, ma solo poco.
Il logopedista irlandese è stato a Berlino con gli amici e gli hanno spaccato il naso con una ginocchiata, e ieri l’ho visto ed aveva un occhio tra il viola e il verde che sembrava un travestimento di Halloween e invece era tutto vero. Credo sia la persona che mi dispiacerà di più salutare a settembre, che mi dispiacerà di più non vedere nei week end, e non penso neanche che glielo riuscirò a dire, che mi dispiace.
Ci sono dei motivi per cui ho voglia di tornare a Milano almeno per un po’ (devo sempre dire almeno per un po’. Anche a chi mi chiede cosa faccio a settembre dico che torno “almeno per un po’”. Non ho ben capito perché dico così). E i motivi sono: che voglio fare un corso di arrampicata e andare in montagna la domenica, che voglio avere una casa solo per me e non lavorare il sabato, ma avere un lavoro di quelli veri, che voglio andare in piscina con la mia vecchia coinquilina (questo solo forse).

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empatia alle casse

Una cosa che mi mancherà un po’ di qui sono le cassiere al supermercato che ogni tanto ti dicono “Ah anche io li adoro questi biscotti! Lovely!”. Ancora dopo quasi un anno non ho capito se ci credono sinceramente, oppure se da contratto ogni certo numero di prodotti passati allo scanner devono mostrare empatia con gli acquisti di un cliente.
Poi qua c’è sempre il sole, si va in giro senza calze, e si ha molta più voglia di stare in giro che di scrivere in biblioteca. Anche andare a comprare lo shampoo da Pound land mi sembra un’alternativa attraente. Credo andrò da Pound land ora.

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però non di quell’andare d’accordo di quando ti viene sempre da dire

Ho fatto un week end in giro con qualcuno, tra treni, stanze in affitto per una notte in case a tre piani, sole caldo per davvero. Un po’ di piogge improvvise perché siamo comunque in uk, e non è che ce lo possiamo dimenticare solo perché fa caldo eh. Il giro era bello e si andava anche d’accordo. Però non di quell’andare d’accordo di quando ti viene sempre da dire “ei, poi un giorno facciamo questo e facciamo quello, ti va?” Poi lunedì mattina, che sarebbe oggi, questo compagno di week end ha preso il treno ed è andato a Parigi a stare, quindi era un saluto di quelli che se ci tieni sono molto molto faticosi, ma non ci tenevo, quindi era solo un saluto di lunedì mattina. Reso triste dal fatto che avrei preferito essere triste che se ne andasse. Ma essere tristi per via di qualcuno non è una cosa che succede spesso, le persone che ci possono rendere tristi si danno il cambio lentissimamente.

Comunque per amore di verità mi tocca dire che non ha preso un treno, ma un autobus che porta a Parigi. Ma partire con un autobus è troppo meno struggente che ho dovuto metterci la bugia di un treno.

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fino a un certo punto

Alcuni giorni mi dico: devo fare questo e quello, e lo faccio. E allora penso: brava, vedi che sei sveglia e ce la fai! Scrivo delle cose lunghe e intelligenti in un’altra lingua, e mi dicono che sono belle, e allora penso di nuovo: brava! Poi ci metto un’ora tra colazione e procedure varie di prepararsi il tè nel termos e i pomodorini e lavare le cose a mano così la sera sono asciutte, e finalmente approdo in biblioteca. E il computer è scarico perché stanotte non l’ho messo in carica, e così posso solo scrivere queste parole qui e ritornare di nuovo a casa a prendere il caricatore, pensando che potrei fare di meglio. Come quando lavoro al ristorante e lascio i clienti con in mano la macchinetta per pagare con le carte di credito, mentre io mi dimentico di loro che dovevano solo inserire il pin, e vado a sparecchiare un altro tavolo.
Mi sembra spesso di essere capace, ma fino a un certo punto, e superare quel “certo punto” è il difficile.

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The beast

E’ passato da casa mia il logopedista irlandese per prendere il barbecue che il proprietario del ristorante dove lavoro mi ha regalato. Il mio giardino ne ha già uno, mai usato da quando sto qui, così ho detto a lui che se lo voleva glielo avrei regalato. Lo abbiamo pulito da tutta la cenere, lui lo ha capovolto per stringere bene le viti con un coltello della mia coinquilina. Quando il barbecue era pronto ha iniziato a piovere, e siamo entrati in casa per bere un tè. Mi ha raccontato dei suoi coinquilini, abbiamo parlato un po’ del nostro lavoro e lui a volte guardava fuori dalla finestra in silenzio. Senza essere in imbarazzo, senza avere fretta di riempire le pause tra i discorsi. Io ho cercato di fare lo stesso, anche se lui in questo è molto più bravo. Poi ha smesso di piovere ed è partito. Abita dall’altra parte di Londra e con the beast, come lui chiama il barbecue gigante, non l’hanno fatto salire sulla tube. Così ha preso un autobus e un treno, e dopo un’ora e mezza di viaggio è arrivato a casa. The beast ha perso solo una vite strada facendo. Domenica siamo tutti invitati per la sua inaugurazione.

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Non sono nemmeno le due di pomeriggio, in biblioteca tutti mi sembrano concentrati e si sente solo il ticchettio dei tasti che scrivono. Io anche ci provo a concentrarmi, e a tratti ci riesco. Mi sono data l’obbiettivo di finire di scrivere la tesi entro inizio agosto, in modo da poter andare in vacanza una o due settimane. Pensavo ad un viaggio in Islanda, guidando a turno e facendo il bagno nei laghi caldi, o una vacanza in barca, magari Croazia. Ho paura di prenotare qualcosa sull’onda dell’entusiasmo e di maledirmi poi perché non faccio in tempo a finire di scrivere.
Mi sono iscritta in palestra e ci vado a fine giornata o la mattina presto prima di cominciare tutto. Tipo oggi, che la mia amica ha aperto gli occhi nel momento in cui avremmo dovuto incontrarci davanti alla palestra, così ho corso (bugia, camminato veloce in salita, ma corso no) da sola, mi sono fatta la doccia e ho ancora l’asciugamano bagnato nello zaino. E tutte le Inglesi che mi circondano hanno vestitini a fiori e maniche corte, perché non hanno ancora capito che non è vero che fa caldo, che non è vero che ti puoi fidare di questo sole.
La mia amica si è fidanzata con il suo compagno di stanza. Avrebbe voluto affittare una stanza tutta per sé ma poi per risparmiare ne ha scelta una con due letti, e guarda un po’, che regalo si è trovata in camera. Queste coincidenze mi turbano un po’. Sarebbe bello che le affinità si vedessero subito, che non servissero coincidenze così rare per scoprire di trovarsi bene con qualcuno, che bastasse incontrarsi e parlare un po’ per pensare che sarebbe bello rivedersi. Che poi secondo me è così in effetti, quindi non mi dovrei nemmeno turbare. Non mi turbo, facciamo che non mi turbo. Facciamo che torno a scrivere vah.

Digressione | Pubblicato il di | 2 commenti