Stamattina ho fatto la spesa prima di entrare all’università, così da potermi rifugiare a casa quando finisco. Ho una zucca da tagliare e credo di farci una minetrina calda, visto che oggi qui è davvero arrivato il freddo bianco.
Il mio programma di corsa continua e mi piace abbastanza, soprattutto perchè ora corro ascoltando audiolibri per distrarmi dalla fatica. Ho iniziato da La Metampormosi di Kafka, ancora non sono arrivata alla fine ma mi ha colpito per l’angoscia grandissima del protagonista. Quindi corrro mentre Gregor guarda fuori dalla sua finestra, senza sapere come reagire al disgusto e all’esasperazione che la sua famiglia prova per lui. Non è proprio come leggere, le parole entrano molto più veloci nelle mie orecchie di quanto non lo farebbero dagli occhi, e forse ogni tanto mi distraggo e mi perdo qualcosa.

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Ne ho trovata un’altra

Poi la casa nuova con il forno e tanto spazio per invitare amici a cena in effetti l’ho trovata, e ci ho vissuto sei mesi. Era bellissima ma non aveva il riscaldamento, e mi ricordava quella canzoncina sulla casa molto carina, che dice: “ma era bella, bella davvero”… la mia casa era così, molto carina ma invivibile, specialmente nelle mattine di marzo con la neve fuori. Allora ho rifatto i miei scatoloni e ho trovata un’altra. Non ha il forno ma mi ci trovo bene, mi sono comprata uno di quegli armadi montabili fatti di travi in acciaio e copertura di tela. L’ho montato io e dentro ci ho messo tutte le mie camicette, vestiti e lenzuola. Mi piace e penso che me lo porterò via quando sarà il momento di cambiare ancora.
Continuo ad andare in palestra più o meno assiduamente, e sono sempre una grande fan dei ravioli di Sainsbury. Li mangio soprattutto quando arrivo a casa molto tardi e molto demoralizzata.
Ho iniziato a scrivere la tesi del dottorato, e cerco di darmi delle regole per sopravvivere a tutta questa flessibilità di orari, che comunque mi piace molto.

 

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Da un paio di settimane cerco casa

Poi sono ritornata a Milano, e dopo Milano a Londra, dove da un paio di settimane cerco casa. Stavolta cerco una casa senza coinquilini, con un bel forno e abbastanza spazio per invitare qualche amico a cena. Non è affatto un’impresa facile, soprattutto considerando il mio budget da studente, ancora. Però mi sono quasi accordata per una casina che mi piace tanto, e nei prossimi giorni capirò se riuscirò davvero a trasferirmi lì, o se invece dovrò continuare a cercare. Nel frattempo la mia vita londinese è ricominciata, mi sono iscritta in palestra e ci vado a nuotare e a fare qualche corso, quando sento che la mia produttività universitaria latita.

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Pecore di Natale

Ormai sono nel ciclone dei saluti, dell’ultimo giro in biblioteca per restituire film che non ho fatto in tempo a vedere e libri che non ho finito di leggere, dell’ultima zuppa al pomodoro al sabato mattina sui tavolini di legno della bakery, di un sacco di ultime cose che mi farebbero scrivere un elenco lungo e malinconico ma forse per questa volta lascio stare.
Stasera, come saluto e festa natalizia con quelli dell’universita’, abbiamo preso dei biglietti per salire su una delle famose Christmas ship che fanno il giro della di Washington lake decorate con lucine colorate, cantando canzoni natalizie. La prima volta che ho proposto di prendere i biglietti mi hanno guardata un po’ straniti, e poi una ragazza ha disegnato questa sulla lavagna:
Christmas_sheepE’ una bellissima Christmas sheep. A quanto pare, nonostante mi fossi anche intenzionalemnte sforzata, non sono riuscita a pronunciare la i di ship corta abbastanza da farmi capire.

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Ultima settimana

Mancano ora solo 6 giorni al volo che mi riportera’ in Italia per le vacanze di Natale. 6 giorni in cui cercare di raccogliere piu’ dati possibile all’universita’, in cui salutare tutti, inclusi quelli conosciuti da poco, festeggiare il compleanno della coiquilina cinese, e magari fare un paio di giri solitari se mi riesce.
Le cose che mi mancheranno di piu’ sono il profumo di pini la mattina presto uscendo di casa, che a Wedgwood sembra di stare in un mondo a parte, fare un giro in biblioteca e scegliere i dvd da guardare in settimana. Comprare le zucche arancioni o gialle a strisce verdi da cucinare, e fare la strada a piedi al ritorno, certe volte un po’ cantando perche’ tanto non mi sente nessuno.
Sono cosi’ felice e cosi’ triste di finire questa esperienza, e vorrei certe volte che il mondo fosse piu’ piccolo, i paesi piu’ vicini.

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Dopo così tanto tempo

Dopo così tanto tempo ho aperto questa pagina e deciso che mi piacerebbe ancora raccontare delle cose qui. Leggevo un altro blog molto bello di una persona che scrive quasi ogni singolo giorno raccontando della sua famiglia. Sembra di leggere un romanzo e fa venire voglia di mettersi in poltrona e leggerselo tutto.
Ora sono qui a Seattle, alla iudab come la chiamano gli americani, che sarebbe la University of Washington. Certe volte e’ molto bello ed imparo un sacco di cose, altri giorni non so bene cosa devo fare, come si fa, ed anche perche’.

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La lavagna dei lab meeting qui.

 

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Gli hanno spaccato il naso

Agosto londinese quest’anno, ed è da due anni ormai che si scrive su questi schermi.
Sono nella mia cucina a lavorare perché tra pochi giorni bisogna consegnare la tesi, e quindi devo scrivere dei cervelli che abbiamo stimolato, delle analisi con SPSS che faticosamente imparato a fare anche un po’ da sola, delle teorie di questo e di quell’altro scienziato. Mi piace farlo, solo che mi piace di più uscire in tarda mattinata a fare colazione e cose così, il sabato.
Stasera è l’ultimo sabato che lavoro al ristorante thai, e che uscirò di là alle undici e mezza con i capelli che sanno di pad-thai, e un po’ mi mancherà lavorare lì, ma solo poco.
Il logopedista irlandese è stato a Berlino con gli amici e gli hanno spaccato il naso con una ginocchiata, e ieri l’ho visto ed aveva un occhio tra il viola e il verde che sembrava un travestimento di Halloween e invece era tutto vero. Credo sia la persona che mi dispiacerà di più salutare a settembre, che mi dispiacerà di più non vedere nei week end, e non penso neanche che glielo riuscirò a dire, che mi dispiace.
Ci sono dei motivi per cui ho voglia di tornare a Milano almeno per un po’ (devo sempre dire almeno per un po’. Anche a chi mi chiede cosa faccio a settembre dico che torno “almeno per un po’”. Non ho ben capito perché dico così). E i motivi sono: che voglio fare un corso di arrampicata e andare in montagna la domenica, che voglio avere una casa solo per me e non lavorare il sabato, ma avere un lavoro di quelli veri, che voglio andare in piscina con la mia vecchia coinquilina (questo solo forse).

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